Il miglior impianto è il tuo dente: come salviamo i denti «da estrarre»
Gran parte dei denti giudicati «da estrarre» può essere salvata: con le moderne tecniche di parodontologia — allungamento coronale, rigenerazione ossea guidata, Emdogain, innesti gengivali — un dente compromesso può tornare stabile e durare decenni, e nessun impianto, per quanto ben fatto, eguaglia un dente naturale ben curato. Al Centro Odontoiatrico Leone di Gravina in Puglia la valutazione «si può salvare?» viene fatta dente per dente dalla Dr.ssa Giulia Leone, parodontologa e socia SIdP, prima di qualsiasi decisione irreversibile.
Perché conservare un dente conviene (quasi) sempre
Un dente naturale non è semplicemente «una vite biologica». È collegato all'osso da un tessuto straordinario, il legamento parodontale, che ammortizza i carichi della masticazione e ci fa percepire con precisione ciò che mastichiamo. Un impianto, per quanto eccellente, è anchilosato all'osso: non ha legamento, non ha sensibilità, e nel tempo può sviluppare una sua forma di infiammazione (la perimplantite).
I numeri della letteratura scientifica sono chiari: negli studi a lungo termine di Axelsson e Lindhe pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology, i pazienti seguiti con un programma di mantenimento parodontale per 30 anni hanno perso in media meno di 2 denti in tre decenni. E le revisioni sistematiche mostrano che oltre il 90% dei denti parodontalmente compromessi, se trattati e mantenuti correttamente, è ancora in bocca a distanza di 10 anni.
Sia chiaro: non siamo «contro» gli impianti. Nel nostro centro l'implantologia Straumann si pratica da oltre vent'anni, con ottimi risultati. È proprio questa esperienza che ci permette di dire con serenità quando un impianto serve davvero — e quando, invece, è una scorciatoia evitabile.
«Si devono togliere tutti»: attenzione alle scorciatoie
Capita sempre più spesso di visitare pazienti della zona di Gravina, Altamura e Matera che ci mostrano preventivi — a volte ricevuti all'estero — in cui si propone di estrarre molti denti, o intere arcate, per sostituirli in blocco con protesi fisse su impianti in pochi giorni. In alcuni casi selezionati è la scelta giusta. In molti altri, denti che avrebbero potuto vivere ancora vent'anni finiscono nel cestino per una questione di velocità.
Un'estrazione è per sempre. Per questo, prima di accettare un piano che prevede estrazioni multiple, chiedere una seconda opinione è sempre legittimo — e dal nostro punto di vista doveroso. Una visita di valutazione dente per dente costa poco; un'estrazione sbagliata costa per sempre.
Le tecniche che salvano un dente, spiegate semplici
La chirurgia parodontale moderna si divide in tre grandi famiglie: conservativa (aprire, pulire, richiudere), rigenerativa (far ricrescere l'osso e la gengiva perduti) e resettiva (rimodellare o togliere ciò che non si può salvare, per proteggere il resto). I nomi tecnici dicono poco al paziente, ma le idee dietro sono semplici. Eccole, famiglia per famiglia.
Chirurgia conservativa: aprire, pulire, richiudere
È la famiglia più semplice da capire. Quando le tasche parodontali sono troppo profonde per essere pulite dall'igienista, si solleva delicatamente la gengiva, si puliscono le radici a cielo aperto — là dove nessuno spazzolino e nessuno strumento arriva — e si richiude. Niente viene tolto, niente viene aggiunto: solo pulizia, fatta bene, dove serve.
Chirurgia rigenerativa: far ricrescere ciò che si è perso
È la famiglia più affascinante: non si limita a fermare la malattia, ma ricostruisce i tessuti — duri (l'osso) e molli (la gengiva) — che la parodontite ha distrutto. Tre gli strumenti principali:
- Rigenerazione guidata: nel difetto osseo si inserisce un innesto di osso protetto da una membrana in collagene riassorbibile — una piccola impalcatura che guida la ricrescita dell'osso al riparo dalla gengiva.
- Emdogain: un gel a base di proteine dello smalto (amelogenine), le stesse molecole che guidano la formazione dei tessuti del dente durante lo sviluppo. Applicato sulla radice, «riaccende» la rigenerazione naturale: oltre 25 anni di utilizzo clinico e centinaia di studi pubblicati ne documentano efficacia e sicurezza.
- Innesti di tessuto: attorno al colletto di ogni dente serve una fascia di gengiva «robusta» — il tessuto cheratinizzato — che fa da guarnizione contro batteri e traumi da spazzolamento. Quando si consuma (le recessioni gengivali), un piccolo innesto di tessuto la rinforza e riporta la radice al riparo: pochi millimetri che possono allungare di anni la vita di un dente.
Chirurgia resettiva: rimodellare o togliere ciò che non si può salvare
Quando una parte del dente o dei tessuti non è più recuperabile, non deve trascinare con sé tutto il resto. I molari hanno due o tre radici: con la rizectomia si rimuove solo la radice compromessa, e il dente continua a lavorare per anni. Con la chirurgia resettiva ossea si rimodella l'osso attorno al dente per eliminare le nicchie in cui i batteri si annidano, rendendo la zona di nuovo facile da pulire ogni giorno.
Appartiene a questa famiglia anche l'allungamento di corona, la tecnica che recupera i denti molto distrutti da carie o fratture: se la parte sana del dente è finita sotto la gengiva, si rimodellano gengiva e osso per «scoprirne» qualche millimetro — come liberare le fondamenta buone di un muro per poterci costruire sopra. Il dente che sembrava da estrarre può così ricevere una corona e tornare a masticare. Sono interventi di precisione, che nel nostro centro vengono eseguiti anche con la chirurgia piezoelettrica, più rispettosa dei tessuti.
"Il successo più grande, per chi fa parodontologia, non è inserire un impianto perfetto: è non doverlo inserire. Ogni dente salvato conserva qualcosa che nessun impianto può replicare — il legamento che lo unisce all'osso e la sensibilità naturale della masticazione. Per questo, prima di ogni estrazione, la domanda che ci facciamo è sempre la stessa: abbiamo davvero provato a salvarlo?" — Dr.ssa Giulia Leone, Odontoiatra, Parodontologia e chirurgia mucogengivale — OMCeO Bari n. 2084
Come decidiamo: la diagnosi viene prima del bisturi
Nessuna di queste tecniche ha senso senza una diagnosi rigorosa. Nel nostro centro ogni valutazione parte dal sondaggio parodontale completo (sei misurazioni per dente) e, nei casi complessi, dalla TAC 3D Cone Beam eseguita in sede, che mostra il difetto osseo in tre dimensioni. Solo a quel punto si assegna a ogni dente una prognosi onesta: salvabile, incerto, non recuperabile. È un lavoro artigianale, dente per dente — l'opposto del «via tutto».
La terapia riesce se c'è il mantenimento
C'è un dato che la letteratura ripete da quarant'anni: i denti salvati restano in bocca se il paziente segue i richiami di igiene. È il motivo per cui nel Centro Odontoiatrico Leone lavorano quattro igieniste dentali — poche realtà sul territorio possono contare su un gruppo così ampio dedicato alla prevenzione — con il protocollo GBT (Guided Biofilm Therapy), di cui il centro è certificato EMS. Ogni paziente parodontale ha il suo calendario di richiami personalizzato in base al profilo di rischio: è la metà silenziosa della terapia, quella che fa la differenza tra un successo e una ricaduta.
E quando il dente non si può davvero salvare?
Succede, e va detto con chiarezza: ci sono fratture verticali, difetti troppo estesi, denti senza più sostegno per cui l'accanimento non è nell'interesse del paziente. In quei casi l'estrazione è la scelta giusta, e l'impianto — nel nostro centro con sistematica Straumann e pianificazione digitale — restituisce funzione ed estetica in modo eccellente. La differenza sta tutta nell'ordine delle domande: prima «si può salvare?», e solo dopo «come lo sostituiamo?».
Domande frequenti su come salvare un dente compromesso
Un dente che si muove deve essere per forza estratto?
No, non sempre. La mobilità causata dalla parodontite spesso si riduce dopo la terapia parodontale, perché eliminando l'infiammazione i tessuti di sostegno si stabilizzano. Prima di decidere un'estrazione servono un sondaggio parodontale completo e, nei casi complessi, una TAC 3D (CBCT). Al Centro Odontoiatrico Leone di Gravina in Puglia questa valutazione si prenota allo 080 9266553.
La chirurgia parodontale è dolorosa?
No: gli interventi si eseguono in anestesia locale e durante la seduta non si avverte dolore. Nei giorni successivi possono comparire gonfiore o sensibilità, in genere ben controllati dai comuni antidolorifici; le tecniche mini-invasive e la chirurgia piezoelettrica utilizzate al Centro Odontoiatrico Leone di Gravina in Puglia rendono il decorso più confortevole di quanto molti pazienti temano. Per chi soffre di ansia è disponibile la sedazione cosciente.
Costa di più salvare un dente o sostituirlo con un impianto?
Nella maggior parte dei casi salvare un dente costa meno che estrarlo e sostituirlo: un impianto singolo completo di corona costa in Puglia tra 1.500 e 2.500 euro, mentre le terapie parodontali che permettono di conservare il dente hanno in genere un costo sensibilmente inferiore. Ogni caso va valutato singolarmente: preventivo personalizzato allo 080 9266553.
Un dente salvato può riammalarsi?
Sì, se si interrompono le sedute di mantenimento: la parodontite è una malattia cronica e i batteri tendono a ricolonizzare le zone trattate. Con richiami di igiene professionale personalizzati — ogni 3-6 mesi in base al profilo di rischio — il risultato resta stabile per decenni: al Centro Odontoiatrico Leone se ne occupano quattro igieniste dentali con protocollo GBT.
Fumo e diabete impediscono di salvare i denti?
No, ma sono i due fattori che più riducono la prevedibilità delle terapie parodontali. Il diabete ben compensato non è una controindicazione, e smettere di fumare migliora in modo misurabile la risposta dei tessuti alla chirurgia rigenerativa. Nella visita di valutazione questi fattori vengono pesati dente per dente, prima di decidere la strategia.
Ti hanno detto che i tuoi denti vanno tolti?
Prima di una decisione irreversibile, chiedi una seconda opinione. Al Centro Odontoiatrico Leone di Gravina in Puglia — Via Fratelli Cervi 12, a 30 minuti da Matera e 15 da Altamura — la Dr.ssa Giulia Leone valuta dente per dente cosa si può ancora salvare, con sondaggio parodontale completo e, se serve, TAC 3D in sede.
Chiama ora: 080 9266 553